Atlanta, La Ele is back!

Atlanta, La Ele is back!

E Atlanta ha detto: ‘echissene??’

Ma io sono tornata lo stesso e ho trovato alcune cose cambiate, in meglio.
Partiamo dal pranzo Delta, oltre alla solita abbinata di proposte chicken or pasta? Entrambe ignobili, mi e’ stata proposta anche una chicken salad, che ora, non voglio sbilanciarmi troppo, ma era quasi accettabile e ne ho mangiata quasi meta’ (inserisci voci incredule di sottofondo qui).

Non apro il capitolo entertainment on air, ma vi dico solo che di 4 films previsti, ne abbiamo visti solo 2 di cui uno era quello con Drew Barrymore che fa l’attivista di Greenpeace e cerca di salvare delle balene intrappolate nei ghiacchi dell’Alaska con l’aiuto degli eterni rivali: I Russi.
Forse c’era un motivo per cui quel film non se l’e’ filato nessuno.
Comunque gli altri due (Sherlock Holmes e un altro film su dei giardinieri messicani) non siamo riusciti a vederli perche’ l’audio delle versioni inglesi non funzionava.
Bene, ma la Delta cade sempre in piedi e ci propina un documentario di UN’ORA E MEZZA sugli animali polari: orsi, foche, pinguini, etc..
Vi garantisco che nessuno vuole svegliarsi dalla sua unica mezz’ora di sonno su un volo di 10 ore e vedere un orso polare che mangia Sibert, il cucciolo di foca!

Ma lasciamo perdere.

Poi arrivata all’areoporto di Atlanta, un’altra novita’: smistano le file di passeggeri prima della dogana, dividendo quelli che devono prendere un altro volo, da quelli che si fermano ad Atlanta.
Seguo la direzione di quelli che si fermano e…..sono SOLA!
Percorro circa 50Km di corridoi deserti e francamente un po’ alla Shining e arrivo a un’altra dogana!
Sono la prima e unica, ci sono almeno 25 officers della U.S. Customs tutti disponibili, tutti li’ pronti a chiedermi il passaporto e le impronte digitali.
Nessuna fila.
Nessun turista cinese (o francese!) sceso dal volo prima del mio che non capisce una mazza di quel che deve fare o che non ha compilato bene i documenti e tiene ferma tutta la fila.
Sono al terminal F. il famoso quanto leggendario Terminal F.
Ma allora non e’ una urban legend?! L’hanno aperto davvero dopo avercelo tanto promesso.
Deo gratias!
Prima che aprissero questo terminal ci volevano circa 2 ore (se eri fortunato) per uscire dall’aereoporto di Atlanta.
Al tuo arrivo la scena era piu’ o meno la seguente: 350mila persone in fila per fare dogana, una volta affrontata la dogana ritiravi la valigia imbarcata, consegnavi il tagliandino blu dove dichiari che non stai portando spore e batteri sul sacro territorio americano, ad altri funzionari della dogana, poi riconsegnavi la valigia appena ritirata e ti rimettevi in fila insieme alle altre 350mila persone per rifare il controllo del bagaglio a mano che era ovviamente sempre rimasto con te, quindi togli le scarpe, felpa, il laptop e i liquidi dal trolley, rivestiti bestemmia e dirigiti nuovamente e per l’ultima volta a ri-ritirare la tua valigia che nel frattempo e’ stata ricontrollata dagli scanner.
Tutto questo solo per uscire dallo stramaledettissimo aereoporto.
Fantascienza pura, lo so. L’ho fatto per 3 anni, per cui capirete bene il mio senso di attuale gratitudine e amore nei confronti del nuovo Terminal F.

Needless to say che dopo essermi fatta una bella doccia, la prima tappa e’ stato il Perimeter Mall, un centro commerciale dove ho fatto (ovviamente) un po’ di acquisti.
Poi con la mia amica ci siamo diretti verso Midtown (piccolo contributo fotografico qui sotto).

foto scattata in macchina mentre sfrecciavamo sulla I-75

Prima tappa mangereccia, il RA Sushi. E’ una catena di ristoranti giapponesi che io adorissimo.

Tunacado e Viva Las Vegas roll

Il tutto annaffiato da un fantastico Mango-Martini

Poi vabbe’ e’ ovvio che per me la serata e’ finita abbastanza presto…jet leg has taken its toll, direi.

E il mattino dopo, finalmente un Orangemochafrappuccino (cit.). No, scherzo era un semplicissimo Tall-Non-Fat-Caramel-Macchiato.

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